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Il boosting fa bannare? La risposta onesta

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Il rischio non è zero, e qualunque sito ti dica «100% sicuro» ti sta mentendo alla prima riga. Il boosting viola i termini di servizio di Riot e di Blizzard: non è un reato, è un contratto che si rompe, e la sanzione prevista è sull'account. Quello che cambia davvero le probabilità non è la promessa del venditore — sono tre cose concrete.

Cosa dicono davvero i termini di servizio

Riot e Blizzard vietano di far giocare il proprio account a qualcun altro. Non è una legge dello Stato: è un contratto fra te e loro, e l'unica cosa che possono fare è agire sull'account — sospensione temporanea, azzeramento del rank a fine stagione, nei casi ripetuti chiusura.

Questo vale a prescindere da chi te lo vende e da come lo chiama. Un sito che scrive «zero rischio» non ha trovato un modo che gli altri non conoscono: sta solo scommettendo che non succeda a te.

Da dove arriva davvero una segnalazione

Nella stragrande maggioranza dei casi non è un algoritmo che ti scopre: sono le persone. Un compagno di partita che vede un account Gold giocare come un Diamond lo segnala. Un amico che nota il tuo rank salito di quattro divisioni in una settimana ne parla. Le segnalazioni umane sono l'innesco più comune.

Il secondo innesco è l'accesso: un account che di solito entra da una città e improvvisamente entra da un altro paese è un segnale che i sistemi antifrode leggono. Non è una prova, ma è quello che fa guardare più da vicino.

Le tre cose che riducono davvero il rischio

**Il Duo.** È la più efficace di tutte, e non per una furbizia: nel duo non consegni le credenziali e non entra nessuno da fuori. Giochi tu, con un giocatore forte in squadra. Dal punto di vista dell'account, è una serie di partite fatte da te in gruppo — che è esattamente ciò che milioni di persone fanno ogni giorno.

**Il ritmo.** Quattro divisioni in un weekend si notano; le stesse quattro divisioni in due settimane no. È il motivo per cui una stima onesta vale più di una promessa di consegna lampo.

**Il silenzio.** Non raccontarlo in chat, non vantarsene nel server Discord del tuo team. L'innesco più comune resta qualcuno che lo viene a sapere.

Cosa facciamo noi, e cosa non possiamo fare

I booster giocano a mano: niente script, niente software di terze parti. Questo elimina la categoria di rilevamento più automatica e più severa, quella per cui Riot ha fatto causa a chi vendeva cheat — ma non elimina le segnalazioni umane, e non fingiamo il contrario.

Nel configuratore c'è il power-up «appari offline», che tiene il tuo account invisibile agli amici mentre si gioca. E se preferisci non consegnare la password, il Duo esiste apposta: sull'ordine non c'è nemmeno il campo dove scriverla.

Guarda il Duo Boost, dove le credenziali non le dai

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